CHI SONO

Ciao, sono Marco e ti racconto qualcosa di me.
(nato a Reggio Emilia)
Artista indipendente, pittore, con anche collaborazioni con varie Gallerie.
La sua formazione artistica avviene all’Istituto d’Arte “G. Chierici” di Reggio Emilia.
Attualmente lavora su tela e carta, alcune antiche, datate 1800.
La sua ricerca, di matrice figurativa, presenta chiari riferimenti alla Pop Art americana e italiana, personalizzata in
esperienze rivisitate nei “Racconti di Viaggio” degli anni 60-70, ambientati anche nell’attualità.
Usa tempera e acrilico, ottenendo dipinti di forte impatto emotivo e cromatico.
Nelle carte, alcune antiche, molte delle quali datate 1800, si snodano racconti realistici, con piloti, macchine da corsa e aerei, che ritroviamo anche nella sua esperienza di incisore.
Una sua opera è alla Fondazione Pio Alferano e Virginia Ippolito in “La Collezione” a cura di V. Sgarbi.
Ha ottenuto diversi riconoscimenti, come il Premio Arte Mondadori (finalista nel 2010) a Milano.
Ha esposto alla 54° Biennale di Venezia – Padiglione Italia – Emilia Romagna (Reggio Emilia – Chiostri di S.Pietro) nel 2011.
Hanno scritto di lui:
G. Agnisole, N. Arionte, L. Borettini, F. Baboni, G. Berti, C. Coluccio, E. Filini, L.M. Ferrari, C. Langone, A. Lazzaretti, M. Mussini, L. Malavasi, M. Medici, S. Parmiggiani, E. Prati, R. Pinto, R. Rietman, C. Rabotti, V. Sgarbi, M.Tassi, G.Teta.
Dicono di me
L’ Arte da James Bond a Paperino
Arduini: “Cosi’ esorcizzo le mie paure”
(Intervista tratta dal catalogo ” Racconti POP “)
Il pittore reggiano si racconta: “Mentre realizzo tele e altre creazioni riesco a essere davvero me stesso”
Il senso di nostalgia e l’ultima frontiera:”Adesso mi sto concentrando sul fumetto, amo quei personaggi”I suoi dipinti provocano un forte impatto emotivo e cromatico, dato anche dall’utilizzo di tempera e acrilico, e soprattutto rimandano sovente ai mondi fantasiosi del fumetto, degli eroi di carta che popolavano le avventure lette da ragazzo. La ricerca di Marco Arduini (Reggio,1959), di matrice figurativa, presenta chiari riferimenti alla Pop Art americana e a esperienze rivisitate nei “Racconti di Viaggio” degli anni ‘60-’70, riambientati nell’attualità. Pittore e artista indipendente, la sua formazione artistica avviene all’istituto d’arte Chierici e attualmente lavora su tavola, tela e carta antica. Ma esiste anche un altra dimensione artistica nel percorso del pittore reggiano, laddove utilizza carte antiche, realizzate con la tecnica della grafite o inchiostro, molte delle quali datate 1800. Una sua opera è nella collezione della Fondazione Pio Alfarano e Virginia Ippolito, a cura di Vittorio Sgarbi, e numerosi sono i riconoscimenti ottenuti.
Diari di viaggio, sport e fumetti che lei rappresenta in chiave Pop Art richiamano una sua
nostalgia del passato?
“Per certi versi io sono un nostalgico del passato, alcune cose come il cinema, la tv e lo sport di anni fa mi colpivano
particolarmente, mi affascinavano e nel tempo ho sentito l’esigenza attraverso la pittura di riviverli e riproporli con la mia tecnica attuale nello stile Pop Art.”
Non è trascurabile, in chi guarda le sue opere, una sensazione di evasione…
“Si, evasione dalla quotidianità, dalla solita routine per vivere e sentire un mondo più colorato e di assoluta libertà e
spensieratezza, come puo’ essere un viaggio in macchina o in vespa, allora mezzi abituali, ora icone di un tempo passato, ma presente attraverso il collezionismo.”
La Pop Art ha scelto lei o viceversa?
“Allo stile Pop Art ci sono arrivato nel tempo, dopo varie contaminazioni.
E’ stata una mia scelta poichè questo stile spazia in molti campi, come la pubblicità, il fumetto, la moda.”
In certe tavole sono presenti alcuni simboli dell’identità nazionale, raffigurati singolarmente o
insieme. Un bisogno di esprimere il suo senso di appartenenza?
“Il senso di appartenenza è importante per me, l’opera diventa anche simbolica allo scopo di integrare un percorso di vita che diventa di viaggio, di esplorazione.”
A che periodo della sua ricerca risalgono i ritratti di James Bond e perchè questa scelta?
“Il progetto su James Bond risale a fine anni ‘90 del secolo scorso, per un personaggio iconico che amo molto e che ho voluto rappresentare con la mia arte in un atteggiamento classico che lo identifichi concretamente.
Ho scelto Sean Connery e Roger Moore, per me due grandi interpreti di 007, per la loro eleganza e fascino.”
Dal titolo di una sua raccolta, quali sono le sue paure?
“Le paure possono essere tante, a volte persino banali ma riesco a stemperarle e a esorcizzarle attraverso le mie opere, perchè mentre le realizzo riesco ad essere veramente me stesso.”
Su quali soggetti sta lavorando attualmente?
“Attualmente lavoro sul fumetto, di cui sono appassionato da sempre, rendo omaggio ad alcuni personaggi che preferisco e ai loro autori, e li elaboro dipingendoli e personalizzandoli in alcuni particolari per non snaturalizzarli, anche attraverso messaggi che facciano riflettere.”
Lara Maria Ferrari
Quando i paraurti erano cromati, quando i genitori erano giovani.
La vena di Marco Arduini e’ motoristica ma soprattutto fanciullesca e
nostalgica: le sue automobili sono automobiline, buone per giocare o per
rimpiangere di non avere piu’ l’eta’ per giocare.
Vado a trovarlo a rivalta, frazione di Reggio Emilia, il che mi costa qualcosa
di taxi perche’ a differenza di lui non ho il culto della macchina e le poche
volte che mi serve mi accorgo di non possederne una.
Lo trovo in uno studio che e’ la perfetta ricostruzione di una camera dei
ragazzi degli anni sessanta, con i fumetti, le raccolte, i manifesti.
Appesa alla parete c’e’ la formazione del Milan 1969-70 con Gianni Rivera,
Cudicini e Trapattoni ma non e’ un vecchio poster, e’ un quadro appena
dipinto dal padrone di casa.
Il frigorifero che certo conterra’ chinotti e gazzose e’ uno Smeg bombato color
confetto, tale e quale l’elettrodomestico piazzato da Tom Wesselman in
“still life 30”.
L’ho sgamato, Arduini: lui dice di aver preso da Edward Hopper e Valerio
Adami ma quasi tutta la sua produzione mi sembra discendere da
“landscape 4”, acrilico-collage datato 1965 e firmato dal grande pop artista
Americano Wesselman (il mio pop artista preferito, se interessa).
Differenza tra Wesselman e Arduini: il primo dipingeva spesso donne nude,
con una particolare propensione per i capezzoli, il secondo le donne le
pennella vestite e composte (gli uomini naturalmente in giacca e cravatta); il
primo raffigurava modelli di auto USA, il secondo preferisce cinquecento e
seicento; il primo tendeva alla tecnica mista, il secondo e’ pittore puro; il
primo rappresentava in presa diretta l’America dream, il secondo rievoca un
boom italiano vissuto di striscio e rivissuto nel ricordo; il primo costa una
barca di soldi, il secondo viene via con poco (1200 euri, il quadro esposto al
Padiglione emilia-romagna).
Al posto del capezzolo Wesselmanniano, lo stilema Arduiniano e’ una palla:
Non un pallone da calcio adulto bensi’ una palla leggera e colorata da giochi
di spiaggia, perche’ era piena di ragazzini l’Italia che il Peter Pan di Rivalta
induce a ricordare fra i sospiri.
Camillo Langone
(tratto da articolo sul Foglio)
“Un Viaggio a Colori.”
“C’è ancora in casa quella lettera di ringraziamento di Stirling Moss a papà Francesco, che faceva il meccanico alla Maserati. Il gusto per la velocità (altrui), per l’estetica e l’ingegnieria dell’automobile, per la libertà di conquistare il mondo su due o quattro ruote forse nascono da li’. Marco Arduini da Reggio Emilia, classe 1959, di professione grafico, ricorda ancora i racconti del papà che seguiva le corse e i piloti. Marco dipinge. La 500 o la Vespa, la Ferrari ai box di Le Mans o l’aviatrice Amelia Earhart con caschetto e occhialoni, la Porshe 356 Speedster nel giardino di una villa e l’aereo da turismo che plana su Reggio Emilia… La sua tecnica pittorica è duplice: disegni a inchiostro o graffite su mappe o carte antiche oppure pittura a tempera e acrilico su tela (o tavola). Sempre in un trionfo di colori. Sempre con un pezzo di mondo da conquistare: una mappa, una strada, un continente, una pista, il cielo. Correr via per conoscere natura e città, per stare con gli altri, per assaporare la libertà. E quei rossi sgargianti, quei verdi e quegli azzurri che non conoscono sfumature ( e che richiamano la Pop Art) sono chiassosi protagonisti insieme ai motori e ai volti. Con un tocco vintage, o nostalgico, nelle auto e nei velivoli, nelle fogge dei vestiti e forse anche nella spensieratezza delle scene (e a proposito, su richiesta ci si puo’ far ritrarre dal pittore su una delle “sue” auto). “La mia passione”, spiega Marco Arduini, “sono le Fiat, e in particolare la 500 e la Vespa. Mi affascinano le auto degli anni 60 e 70, quando, secondo me, avevano piu’ personalità rispetto a quelle attuali”. E guarda caso oggi ha una 500 ibrida, dopo aver detto addio alla sua Giulietta bianca che aveva raggiunto i 200.000 km. E dopo tante altre macchine, tra cui una Fiat X1/9 di Bertone modello americano.”
Raffaella Rietman
(tratto dal mensile Ruoteclassiche)
Premessa del Sindaco Ilenia Malavasi alla Mostra “Nel blu dipinto di blu” a Palazzo dei Principi – Sala Nobile – Museo del Correggio (Reggio Emilia).
Luglio 2022
Quando, nell’edizione 1958 di Sanremo, Domenico Modugno allargò le braccia sulle note di “Nel blu dipinto di blu”, con lui, sul palco, in quell’ideale abbraccio c’era una gran parte degli italiani, ancora feriti dai disastri della recente guerra, ma desiderosi di “alzarsi in volo”, per “volare”, appunto, sulla bellezza di un Paese in ricostruzione, animato da uno spirito di solidarietà e di ingegno, che ne hanno contraddistinto il carattere e l’epoca. Anni che, troppo sbrigativamente, vengono definiti del “boom economico”, ma dei quali l’economia e la corsa al benessere raccontano solo una parte, tralasciando spesso l’arte, la cultura, l’eleganza, la creatività che il nostro Paese, inteso come “sistema”, seppe raccontare ed esportare in tutto il mondo. Le opere di Marco Arduini, raffinato pittore e incisore, esposte nella Galleria Espositiva del Museo del Correggio in un allestimento curato da Bob Rontani, presentano chiari riferimenti alla Pop Art americana, distinguendosi, tuttavia per una raffigurazione visiva degli anni cinquanta e sessanta italiani: una Fiat cinquecento, una vespa, un aereo, cieli azzurri e colori sgargianti che rievocano avventure, spensieratezza e senso di libertà, in una esecuzione nitida, dai colori vivaci che donano ai dipinti un forte impatto emotivo e cromatico. Si dice spesso che i ricordi e gli oggetti sopravvivano alle generazioni, rimanendo immutati anche in nuovi contesti e contribuendo a formare una sorte di identità e di memoria collettiva che và oltre il loro mero utilizzo o “periodo d’oro”. Attraverso le proprie opere, Marco Arduini riesce a rappresentare le meraviglie di questa memoria, facendo davvero rivivere quel “blu dipinto di blu” che porta, come Modugno, a spalancare le braccia in un attimo di felicità. Una mostra “estiva”, dunque, non certamente solo per il periodo di allestimento, ma per il suo sguardo proiettato al futuro e carico di aspettative, tipico della “bella stagione”, com’è stata quella vissuta, partecipata e costruita dai nostri nonni e dai nostri genitori: nel ripercorrere queste sensazioni non c’è traccia di “nostalgia”, ma di gioia, nella raffigurazione di quel che è stato,e di bellezza, quella stessa di cui la nostra comunità, quando ne siamo tutti partecipi, è capace. L’Italia è un paese straordinario, di arte, ingegno, capacità, colori, profumi, sensibilità; sono felice di ospitare questa mostra a Correggio, nel nostro splendido Palazzo dei Principi, per volare insieme “nel blu dipinto di blu” ed esplorare, grazie alla magia dell’arte e del suo linguaggio, una parte belle di noi italiani.
Ilenia Malavasi

















