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L'artista     

Marco Arduini è nato a Reggio Emilia, si è diplomato all'Istituto d'Arte "G. Chierici".

Dal 1997 ha partecipato a numerose mostre personali e collettive in Italia e anche all'estero.
Sue opere sono presenti in collezioni private e pubbliche.

Il suo studio si trova a Rivalta - Reggio Emilia, in Via Ghiarda n. 9/1.

studio

"Quando i paraurti erano cromati, quando i genitori erano giovani."
"La vena di Marco Arduini è motoristica ma soprattutto fanciullesca e nostalgica: le sue automobili sono automobiline, buone per giocare o per rimpiangere di non avere più l'età per giocare.
Vado a trovarlo a Rivalta, frazione di Reggio Emilia, il che mi costa qualcosa di taxi perché a differenza di lui non ho il culto della macchina e le poche volte che mi serve mi accorgo di non possederne una.
Lo trovo in uno studio che è la perfetta ricostruzione di una camera dei ragazzi degli anni Sessanta, con i fumetti, le raccolte, i manifesti.
Appesa alla parete c'è la formazione del Milan 1969-70 con Gianni Rivera, Cudicini e Trapattoni ma non è un vecchio poster, è un quadro appena dipinto dal padrone di casa.
Il frigorifero che certo conterrà chinotti e gazzose è uno Smeg bombato color confetto, tale e quale l’elettrodomestico piazzato da Tom Wesselmann in "Still Life 30".
L'ho sgamato, Arduini: lui dice di aver preso da Edward Hopper e Valerio Adami ma quasi tutta la sua produzione mi sembra discendere da "Landscape 4", acrilico-collage datato 1965 e firmato dal grande pop artista americano (il mio pop artista preferito, se interessa).
Differenza tra Wesselmann e Arduini: il primo dipingeva spesso donne nude, con una particolare propensione per i capezzoli, il secondo le donne le pennella vestite e composte (gli uomini naturalmente in giacca e cravatta); il primo raffigurava modelli di auto Usa, il secondo preferisce Cinquecento e Seicento; il primo tendeva alla tecnica mista, il secondo è pittore puro; il primo rappresentava in presa diretta l'America Dream, il secondo rievoca un Boom Italiano vissuto di striscio e rivissuto nel ricordo; il primo costa una barca di soldi, il secondo viene via con poco (1.200 euri, il quadro esposto al Padiglione Emilia- Romagna).
Al posto del capezzolo wesselmanniano, lo stilema arduiniano è una palla: non un pallone da calcio adulto bensi' una palla leggera e colorata da giochi di spiaggia, perché era piena di ragazzini l'Italia che il Peter Pan di Rivalta induce a ricordare fra i sospiri."

Camillo Langone
(tratto dal quotidiano Il Foglio